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Firenze

Notizie

I toscani che hanno fatto la storia: Antonio Meucci

10 cose che forse non sai sull'inventore del telefono

La storia di Antonio Meucci potrebbe benissimo essere lo script di un film di successo. 

Racconteremo dei suoi inizi come tecnico al Teatro Della Pergola di Firenze e in seguito al Tacón Theatre dell'Avana, fino ad arrivare negli Stati Uniti, dove sviluppò l'invenzione che avrebbe per sempre cambiato il modo di comunicare: il telefono...Per non parlare della storia del suo brevetto rubato. 

Insomma, mettiti comodo

 

Conosci la storia di Antonio Meucci?

10 curiosità e fatti sull’inventore toscano che creò il telefono

  • Antonio Meucci nasce a Firenze il 13 aprile del 1808, nel quartiere di San Frediano.

  • Nel 1821, all’età di tredici anni, viene ammesso all’Accademia di Belle Arti di Firenze dove studierà, tra le altre materie, Fisica e Meccanica.

  • Al Teatro Della Pergola incontra l’amore della sua vita, Ester Mochi, costumista. Il loro rapporto, la distanza fisica che ad un certo punto comparirà nella loro storia d’amore, saranno gli ingranaggi mancanti che metteranno in moto l’idea di Meucci.

  • Ancora molto giovani, i due lasciano Firenze in cerca di fortuna a Cuba: lavorano entrambi presso il Grande Tacón Theatre, all’epoca fra i più famosi teatri al mondo. 

  • Molti amici gli consigliano però di spostarsi verso New York, per sfruttare al meglio il suo ingegno.  Nel 1850 i coniugi Meucci si stabiliscono quindi a Staten Island, dove acquistano un cottage (oggi trasformato nel Garibaldi-Meucci Museum)...Garibaldi?

  • Sì, hai letto bene. Garibaldi. Anche lui si trova a New York in quegli anni e viene ospitato da Meucci tra il 1850 e il 1853. Nelle sue memorie leggiamo: «Antonio si decise a stabilire una fabbrica di candele e mi offrì di aiutarlo nel suo stabilimento. Lavorai per alcuni mesi col Meucci, il quale non mi trattò come un lavorante qualunque, ma come uno della famiglia, con molta amorevolezza».

  • Nel 1854 Ester viene costretta a letto a causa di una grave malattia, che la seguirà fino alla morte. L’inventore toscano, per poter comunicare con lei, immobilizzata al secondo piano del loro cottage, realizza un collegamento meccanico tra la camera da letto e la cantina (dove si trovava il suo laboratorio).

           Nasce il “telettrofono” (versione riveduta di un progetto che Meucci aveva già semi-realizzato quando si trovava a Cuba).

  • Nel 1871, a causa di un incidente marittimo, Meucci rimane infermo per molti mesi: questo non lo ferma nel cercare di rendere operativa la sua invenzione.

  • Infatti, sempre nel 1871, Meucci brevetta il suo apparecchio. Purtroppo, a causa di mancanza di fondi, è un brevetto temporaneo, da rinnovare ogni anno.

  • Un mancato rinnovo, permise a Alexander Graham Bell nel 1876 di presentare la domanda di brevetto per un telefono del tutto simile al suo (Meucci sospettò sempre che Bell avesse visto i disegni del telettrofono e li avesse copiati; l’occasione Bell in effetti l’aveva avuta).

  • Solo nel 1887 a Meucci viene riconosciuta la paternità dell’invenzione del telefono meccanico, attribuendo a Bell quella del telefono elettrico. 

Questa cosa non impedì ad Antonio purtroppo di morire solo, Ester era già morta, e pieno di debiti.

La storia di Antonio Meucci, che ha i contorni del giallo e del dramma, ha un finale dolce-amaro. Nel 2002 la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America ha chiesto di riconoscere il suo lavoro e contributo per la nascita del telefono, non dandogli però ufficialmente la paternità dell’invenzione. 

Tante enciclopedie italiane accreditano Meucci come l'inventore del telefono, anche se purtroppo nel resto del mondo spesso non gli si riconosce questo merito.

 

foto copertina bianco e nero: biografieonline.it