Chi arriva a Santa Fiora lo capisce subito: qui l’acqua non è un dettaglio del paesaggio, è il filo conduttore che tiene insieme storia, urbanistica e identità del borgo. I viaggiatori lo descrivono spesso come uno dei centri medievali più inattesi del Monte Amiata, proprio perché la presenza continua di sorgenti, fontane e piccoli canali cambia la percezione dello spazio urbano. Santa Fiora non si osserva soltanto, si ascolta, seguendo il rumore costante dell’acqua che scorre tra le pietre.
Scopriamo Santa Fiora
Il borgo si sviluppa su una rupe vulcanica ed è diviso in tre antichi terzieri che riflettono epoche e funzioni diverse; la passeggiata può iniziare dal Castello, la parte più alta e antica, dove si respira ancora l’atmosfera della contea aldobrandesca che, tra Medioevo e Rinascimento, rese Santa Fiora uno dei centri più influenti della Maremma interna.
Il Palazzo Sforza Cesarini domina la piazza principale con la solidità delle dimore nobiliari che dovevano essere insieme residenza e fortificazione; qui si racconta spesso una storia curiosa, riportata anche in alcune guide francesi dedicate ai borghi meno conosciuti d’Italia: si dice che nelle notti più nebbiose, la piazza venga attraversata dallo spirito di un antico conte, legato alla leggenda di una miniera d’argento mai ritrovata nei boschi dell’Amiata. Non esistono prove storiche, naturalmente, ma la storia continua a circolare tra gli abitanti, alimentando quell’aura misteriosa che accompagna molti borghi montani.
I 3 quartieri di Santa Flora
Dal Castello si scende lungo vie strette e curve che sembrano progettate per rallentare il passo; il percorso conduce verso la Pieve delle Sante Flora e Lucilla, un luogo che diversi blog culturali inglesi citano come una sorpresa assoluta per chi si aspetta una chiesa di montagna semplice e trova invece un patrimonio artistico di altissimo livello. All’interno si conservano preziose opere dei Della Robbia, la celebre famiglia di scultori fiorentini che ha reso celebre la terracotta invetriata rinascimentale; le figure sacre, con i loro colori brillanti, raccontano una spiritualità luminosa e poco austera, quasi in contrasto con il clima severo della montagna.
Attraversando una piccola porta nelle mura si entra nel terziere del Borgo, storicamente abitato da artigiani e mercanti. Qui Santa Fiora cambia ritmo: le case si affacciano su scorci panoramici e il paesaggio si apre verso le vallate che scendono fino alla Maremma; il quartiere conserva un carattere più quotidiano, meno monumentale, e proprio per questo molti vi, soprattutto olandesi e tedeschi, lo indicano come il punto ideale per osservare la vita locale.
Tra le strade del Borgo si trova la Chiesa di Sant’Agostino, legata a una tradizione religiosa ancora molto sentita; durante alcune festività, raccontano cronache locali, il quartiere si anima con riti che affondano le radici in antiche celebrazioni agricole legate alla protezione dei raccolti.
Proseguendo la passeggiata si raggiunge Montecatino, il quartiere che più di tutti racconta il rapporto tra Santa Fiora e l’acqua; qui si trova la Peschiera, un giardino rinascimentale costruito per raccogliere le sorgenti del fiume Fiora. Il laghetto, alimentato da acqua purissima che sgorga direttamente dalla roccia, è uno degli angoli più fotografati del borgo, ma anche uno dei più legati alla tradizione orale, si racconta che le acque della Peschiera abbiano proprietà protettive e che, in passato, gli abitanti vi portassero i bambini appena nati per un rituale simbolico di buon auspicio.
Poco distante sorge la Chiesa della Madonna della Neve, un edificio che sorprende per un dettaglio unico: sotto il pavimento scorre visibilmente una sorgente del Fiora. Questa particolarità architettonica, spesso citata da riviste di viaggio dedicate all’Italia nascosta, rafforza l’idea di un borgo costruito attorno all’acqua come risorsa vitale e spirituale.
Santa Fiora si scopre così, attraversando i suoi tre terzieri - quartieri senza fretta, lasciandosi guidare dalle pendenze delle strade e dal suono delle fontane; è un luogo che racconta la storia dell’Amiata mantenendo un equilibrio raro tra memoria, natura e vita quotidiana.
Photo credits: Visit Tuscany





