Register
iscriviti gratuitamente ad It's Tuscany, scoprirai gli incantevoli territori della Toscana, i suoi prodotti e le sue tipicità
Privato
Azienda
 Registrami alla newsletter per ricevere offerte sui prodotti e news dai territori
Inviando questo modulo si accosente il trattamento dei dati personali sopra inseriti, per la funzione del servizio richiesto, i dati saranno tutelati in base al d.l. n 196 del 30 giugno 2003 decreto legislativo n. 196 del 30/06/2003
 * Spuntando la casella si accettano i  Termini e condizioni generali  di It's Tuscany

 

Curiosità

Il vino delle erbe

Storia dei liquori e delle infusioni toscane

Dai rosoli monastici ai moderni vermouth artigianali: un viaggio nel vino delle erbe, tra liquori e infusioni toscane, medicina tradizionale ed erboristeria.

C’è un filo sottile che attraversa la storia della Toscana e che spesso passa inosservato: è  un filo fatto di profumi, di amari delicati, di infusioni lente e di saperi tramandati più a voce che su carta. È il filo del vino delle erbe, un patrimonio culturale che unisce la viticoltura, l’erboristeria e la medicina tradizionale, raccontando un volto meno evidente ma profondamente autentico della regione.

Quando parliamo di liquori e infusioni toscane, non stiamo semplicemente parlando di bevande alcoliche; stiamo parlando di una forma di conoscenza del territorio, di un dialogo antico tra l’uomo e le piante, di un modo di osservare la natura e trasformarla in cura, ristoro e piacere.

 

Dove nasce il vino delle erbe

In Toscana, il vino è sempre stato una presenza costante; non solo sulle tavole, ma nella vita quotidiana, nei campi, nei monasteri e nelle botteghe dei medici. Proprio per questa sua diffusione capillare, il vino diventa presto il veicolo ideale per estrarre le proprietà delle erbe officinali. L’alcol agisce come conservante naturale e come mezzo di estrazione, permettendo di trattenere aromi, principi attivi e profumi.

Prima ancora che esistessero i liquori come li intendiamo oggi, esistevano i vini medicati; preparazioni semplici, spesso casalinghe, ottenute lasciando macerare nel vino erbe spontanee raccolte nei campi, nei boschi o negli orti. Ogni zona aveva le sue piante di riferimento, ogni famiglia la propria ricetta, ogni stagione il suo tempo.

 

Durante il Medioevo, la conoscenza delle erbe trova nei monasteri uno dei suoi luoghi di conservazione più importanti; in Toscana, come nel resto d’Europa, i monaci coltivano orti officinali e studiano le proprietà delle piante secondo una visione che unisce fede, osservazione della natura e pratica medica.

È in questo contesto che il vino delle erbe assume una funzione chiaramente terapeutica. Non si beve per piacere, ma per riequilibrare il corpo, favorire la digestione, scaldare durante i mesi freddi o alleviare piccoli disturbi: le infusioni toscane nascono così, come rimedi quotidiani, preparati con rigore e pazienza.

Alcune istituzioni storiche fiorentine, come la Farmacia di Santa Maria Novella, o, nell’aretino, l’Antica farmacia dei monaci Camaldolesi testimoniano ancora oggi questo legame profondo tra erboristeria, vino e medicina tradizionale. Qui, fin dai tempi antichi, si producono elisir, tinture e preparazioni aromatiche che rappresentano una delle radici più solide della liquoristica toscana.

 

Dal rimedio al piacere: la nascita dei rosoli

Con il Rinascimento, qualcosa cambia, il sapere medico non scompare, ma si arricchisce di una nuova dimensione: quella sensoriale. Le infusioni diventano più complesse, più profumate, più raffinate: nascono i rosoli, liquori dolci ottenuti da petali di rosa, agrumi, spezie e zucchero.

In Toscana, il rosolio non è solo una bevanda, ma un gesto di ospitalità. Si offre agli ospiti, si prepara per le occasioni speciali, si conserva come simbolo di cura e attenzione, ogni casa ha la sua versione, ogni famiglia il suo segreto. Il vino delle erbe entra così nella sfera domestica, diventando parte della memoria collettiva.

Accanto ai rosoli, continuano a svilupparsi preparazioni più amare, legate alla funzione digestiva. Genziana, assenzio, china, rabarbaro sono ingredienti ricorrenti nella tradizione dei liquori toscani. Il gusto amaro, spesso temuto oggi, era considerato segno di efficacia e forza: bere un amaro alle erbe significava prendersi cura di sé, rallentare dopo il pasto, ascoltare il proprio corpo. Anche in questo caso, il vino delle erbe non è mai fine a sé stesso, ma parte di una visione più ampia del benessere.

Uno degli aspetti più affascinanti delle infusioni toscane è il loro rapporto con il tempo naturale. Le erbe non si raccolgono mai a caso; ogni pianta ha il suo momento preciso, ogni stagione offre ingredienti diversi. La primavera porta freschezza e delicatezza, l’estate concentra gli aromi, l’autunno regala radici e cortecce, l’inverno è il tempo dell’attesa e della maturazione.

 

Dalla tradizione alla riscoperta contemporanea

Con l’industrializzazione e la standardizzazione dei prodotti, molte di queste tradizioni rischiano di scomparire. I liquori diventano più omologati, le ricette si semplificano, il legame con il territorio si indebolisce. Eppure, in Toscana, il vino delle erbe non smette mai davvero di esistere; negli ultimi anni, piccoli produttori artigianali hanno iniziato a recuperare antiche ricette, riscoprendo botaniche locali e tecniche di infusione tradizionali. Nascono così vermouth artigianali toscani, amari territoriali, liquori che raccontano il paesaggio attraverso il gusto.

Il vermouth, in particolare, diventa una nuova forma di narrazione. Il vino di base incontra erbe aromatiche, agrumi, spezie leggere, creando un prodotto che parla di colline, di boschi, di vento e di stagioni. 

Oggi, il vino delle erbe vive una seconda giovinezza; trova spazio nella mixology contemporanea, nella ristorazione di qualità, nei percorsi di turismo enogastronomico. Non è più solo un digestivo, ma un elemento culturale, capace di raccontare una storia e di creare connessioni.

È la dimostrazione che alcune tradizioni, se ascoltate e reinterpretate con intelligenza, possono continuare a vivere e a raccontare il territorio e in Toscana, tra colline, monasteri, orti e vigneti, questa storia non si è mai interrotta davvero. 

 

Photo credits: Emporium Est